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Stephane
Mallarmé (Parigi 1842- Valvins
1898) è stato il teorico più lucido della poesia
simbolista ed ha avuto un notevole influsso su tutta la
poesia del Novecento dai futuristi che hanno mutuato
l'interlinea dei corpi topografici e altri espedienti
grafici, agli ermetici che hanno appreso il valore del
silenzio come cassa di risonanza attorno alla voce e dai
poeti visivi che hanno radicalizzato le sue intuizioni
sino a ridurre la poesia a puro segno, a pura figura, a
un messaggio che quasi non può più essere letto.
Il poeta nacque da una famiglia di modeste condizioni e
la sua vita fu presto segnata da delle disgrazie. A
cinque anni perse la madre e poi successivamente morì
anche la piccola sorella. Quando divenne adulto il
lavoro, un piccolo impiego statale, gli riservò continue
umiliazioni che lo portarono ad accumulare numerose
frustrazioni Nonostante i problemi personali, Mallarmé
pubblicò una decina di poesie sul Parnasse
contemporain e iniziò il poema Hèrodiade.
Nel 1897 iniziò il racconto Igitur, o la follia di
Elbehnon, in cui si trova già tutto lo stile delle
poesie successive. Nel 1876 pubblicò Il meriggio di
un fauno e nel 1897 Un colpo di dadi non
abolirà mai il caso, in cui sono presenti alcune
innovazioni formali quali la rottura del sistema
sintattico e del sistema grafico tradizionali. Mallarmé,
la cui formazione letteraria avvenne attraverso l'opera
di Baudelaire e Poe, esercitò un notevole fascino sulle
nuove generazioni di poeti (famosi furono i
"martedì letterari " nella sua casa), tanto
che P.Veraline, a dispetto della critica benpensante, non
esitò a esaltare Mallarmé come maestro e lo incluse
nell'opera I poeti maledetti.
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Poesie |
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