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Una
giornata da Ivān La doccia, la faccia,
attenzione fa freddo,
sė mamma, rispondo
e rapino un sorriso
da mercato nero
da cedere a chi, se
gli abbracci, siano
vuoti o pieni poco
conta, mai restano?
Bella domanda,
non so
Scrivere mi fa sentire
altri, starnutire,
salute-grazie, agitatore
di foglie immobili
non dindecisione
propria. - Scrivi
quando hai voglia,
scrivi se hai voglia,
ma non trascurare
di leggere,
mia piccolina
Qui le donne
hanno facce naziste
e occhi di suora
intonati al mento,
la fonderia etnica
ove si forgiano
uomini vecchi, dove
anche laria pesa,
e il lavoro regge
forse no, Ivān morirā.
Lunga vita a Ivān
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