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Poeti contemporanei

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estratto da LA SERA, LA SERRA, 2004
 
 
Fu la mia grande solitudine.
Fu lo sguardo, troppo dolce sguardo
di chi sta sbagliando.
Fu la bocca d’un sorriso, resina
non scesa, estate già in declino.
 
***
 
Di vuoto ubriaco al tuo segreto sorriso
amaro, non ricordo nulla.
Non ricordo la pacata morte del vivere.
Il caffè nero ti smemora, e dilegua, nera
angustia d'altri voli.
 
Ma tu non sai quei voli.
Tu non sai la farfalla ch'era entrata
soffocata, corvo oramai smorto.
Tu non sai il rombo d'ali che ci scava
- tutto, tutto si ripete nel tempo -
cupo, nel cupo segnale del tempo
- e nel rombo s'ingolfa, stasi -.
 
Perché non è amare, né vivere,
il leucemico gatto assetato
d'assonanti dolcezze, oblique ferocie.
 
***
 
Io non so il tuo millenario amore.
Tutto si perde, tutto si trasforma
in niente, qui.
Tu non sai la vita come sia densa, opaca
ombra di te, senza te.
 
***

 
In te ho amato il nulla delle cose.
In te il bianco velarsi d'una donna
in pioggia, schiusa, ai tuoi scalzi
piedini sciolti.
Ma il nulla delle cose è un tutto
che il tempo schiuma.
 
***
 
Dicono sia possibile, lo sai, amare un'ombra,
ombre noi stessi,
dicono non sia maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
a la miseria,
dicono anche tu sia stupenda.
 
***
 
Sole fra pietre,
serpi nascoste,
carrozzella sorride.
Ed Elena lavora
non sapendo
d’essere già morta.
Mi fermo ad ascoltare
messa,
inutili parole.
Lilia mi guarda
senza parole.
E anime ascendono
al cielo
in raggi di sole,
raggi di pioggia,
raggi di pietra
e serpi nascoste.
Ava trascorre
in saluto di erba,
capelli raccolti.
E finestre lanciate
a caso,
e muri ciechi
in valle,
infine
vedo bene
cos’è il bisogno
di macerie
e fame
per vivere,
comunque vivere.
 

 
   Alessandro Canzian