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La ballata del divorzio

 

Giovane cacciatore, il tuo istinto da lupo,
ha ferito il mio essere: pecorella smarrita. Vergine!
Non accetto, il tuo saluto freddo. Dopo anni di pigne,
al fuoco, l’orologio della sentenza, mi ricorda il patto cupo.

Infatti, sono stata iscritta, nella stanza d’attesa,
della tua attenzione, ed ho divorziato, dalla tua anima.

Di contro, però, non mi sono ritirata in un convento, ho dall’offesa,
ripulito, la mia paura d’amare ancora. Con la tua indifferenza, sprono il destino, porco firma!

Giovane cacciatore, il tuo istinto da lupo,
ha ferito il mio essere: pecorella smarrita. Vergine!
Non accetto, il tuo saluto freddo. Dopo anni di pigne,
al fuoco, l’orologio della sentenza, mi ricorda il patto cupo.

Ho viaggiato, con le ali ai piedi, ho consumato,
infinite scarpe. Non sono riuscita a sostituirti, tu, così giovane e malato.

Ogni notte, godo, assaporando, le carezze, della tua aggressiva immagine,
sogno! Che mi vendi nuovamente, le rose gialle, mia luce vergine.


© Giancarlo Ferrigno