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La canzone del lupo
Nasce, così la nuova canzone, grazie al
gioco e allincanto,
di un lupo solitario. Sempre fermo, nel giardino,
della villa comunale, rammenta a tutti, come un posto,
senza dinamica, può diventare, a volte, divino.
Lo declino: lupo lupis , in fiabesco, latino,
beve sempre acqua, poco vino, anche poco caffè,
mangia gelati, tanti! Ascolta la radio, non ha il codino,
poiché è calvo. È saggio, infatti, quasi mai, perde le
staffe.
Provo tristezza! E tanta pena. Vagabondo e martire,
non ha nessuno, a questo mondo, che i suoi discorsi,
comprende,
ci somigliamo molto, noi due, tranne per letà e il
trasparire,
del suo accento nordico. Quando! Lo insultano: lupo
lupis, non si offende.
Da questo momento, ti battezzo, uomo forte,
infatti, non ti arrendi mai, alla sorte,
anche in questo, siamo differenti. Olè! Mio solitario,
che come me, giri la città a vuoto, senza una meta e
senza un orario.
©
Giancarlo Ferrigno
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