autori Poeti contemporanei

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Giulia e Carlo

Chi ha con se acqua e amore, scorre,
anche per la cupida Veda di un uomo gelido,
a primavera lo separa dal freddo,
scorre, verso dove ogni radice è capovolta. Così sbocci fiore :

come una musa storica per Giulia e Carlo,
amanti e angeli della comune.

Il re, nascose i corpi degli amanti sotto il suo mantello,
in ogni Elfico ostello girò la voce, il principe degli Elfi giovane e leone,
contro ogni caccia, con le sue fatate compagne,
difese la fantasia e il mistero,
anche un? utopia, sogna una terra erotica che presto rivedrò.

Giuliani, oh! Poeta della rifondazione, tra i genovesi quartieri,
ritornerai per guidarmi. Hanno sparato Giulia e Carlo, per il loro amore
livido,
che ci ha condotti, contro la nostra volontà, tra la cenere; riprendo,
il verso, da dove ogni radice è capovolta, così anch?io sarò tra i veri.

In silenzio! Venite pure a prendermi, suoni comunitari,
ancora vivo, ma solo per poco,
affrettatevi Giulia e Carlo, mi troverete in un quadro surreale, ma tra
i terreni,
aizzati i miei due compagni Elfi sono morti. Hanno insegnato il controllo,
sulla gelosia e la libertà al fratello bosco,
all?aria e ai monti, hanno portato in trionfo l?amore sotterraneo.

Gli Elfi bianchi belli e splendenti,
chiedono a Venere di non dimenticare,
che anche per gli Elfi neri : deformi e nani,
il popolo invoca il sogno d? amore; per la guarigione!


Di Giancarlo Ferrigno
Titolo : Le strenne di Miseno

La prima volta, accettai l?invito,
sapeva di latte il suo seno,
mi portò al faro di Capo Miseno,
dove tra le gambe, hai sempre il vento.

Insuperabile suonatore, tromba!
Suona solo per me. Ti sfido mare,
mi eccita, la tua posizione stramba,
così l?eroina, affogò nel sudore.

Eolo, cerca di raffreddare,
il grande cuore,
ma non è possibile salvare,
la Troia d?Enea,
cado e trionfo cadavere,
dove tra le gambe, hai sempre il vento.

L?ultima volta, mi strappò il Cristo,
mi fece sedere, la suora.
Al suo Nazzareno,
urlo la fede, con la serpe in seno,
mi pento!
Dove tra le gambe, hai sempre il vento.

Ippoto, lui è il mio unico padre,
i suoi baci sono condanne,
come Edipo, desideratemi suore,
bestemmio ogni male e le vostre gonne.

L?uomo dai piedi gonfi, per estasi sviene,
schizza il gioco, del nuovo diletto spirituale,
di sera Genova e il suo viale,
dondolano erotici sulle mie strenne.

© Giancarlo Ferrigno