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I fratelli
Il mio caro
amico, veste nero,
descritto, ora, ancora in fasce,
lamenta uno strano gusto. Di vero,
trascura la festa, di chiunque nasce.
I fratelli, assaporando, il pane,
notarono, che non cera la lista,
della ristorazione. Il tale cane,
controllato senza parole, a vista,
rubò il cartello alla parete,
stupido! Il pesce nero, cadde a rete.
Perdeva facilmente il controllo,
forse, fu quella la causa, del suo crollo.
Si faceva chiamare, luomo ferro,
così perse, anche nel dopo, il carro.
Ricordo, quando : il mio lui suonava,
a volte, mi stupiva, perché cantava.
Abbandona! Lultima tua ferita,
vieni a piedi, in una terra scritta.
©
Giancarlo Ferrigno
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