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Ballata dal manicomio
Narro! I miei ultimi trenta numeri e poi
la fine,
Dioniso, fu langelo che al corpo e allanima,
unì,
la tecnica. Tutto fu una grande festa, alle eroine,
scrissi, col ritmo dei sei più sei tempi, inni,
universali, che abbraccerò darte povera partendo
da Milano.
Sono brutto e sfigato, ma per una sera,
suoneranno le campane,
per voi, piccioni che beccate il pane,
che spargete bava nel mio giardino di cera.
Eracle! È linfermiere che ha salvato la mia
operaia mano.
Ecco! Mi offesi per una telefonata,
era senza mittente, cristiana, del Dio, che mi volle con
se. Riparai, nella,
giustizia, niente! Tutto tacque, sono nata,
amante e abbandonata nella follia.
Fuggo da te Cristiano : giovane no!
La belva feroce che mi possiede, non è capace,
di costruirsi un dominio,
infatti esplode, poi, sullistante tace,
poi riaffiora. Dove vuole andare, caro mio,
è una città ipocrita, come Milano.
Orli e macchie e pennellate di sangue, anche il prete,
lì! È violento,
conserva dopo ogni decesso,
limbarazzo, di chi deve nascondere, di essere
contento,
per te che sei omosessuale, ora e adesso.
Fuggi, allora, lontano, a Parigi, con la tecnica di
Prometeo lumano.
Segni, parole e numeri, sul tuo taccuino,
come un mago del verso, tra i pittori trasparenti,
dimorerai. Le tue nuove tele saranno di vino,
con uva da tavola e latte per tutti.
Oh! Stretta la geometria, del nuovo anno.
Come il suo avo greco, a fine mese,
il sire calvo, con gli occhi castani,
che ama gli uomini e poco le donne, le offese!
Con la sua mediocre intelligenza, vestirà di nuovi
panni,
e pregherà Dio, con la lingua del barbaro italiano.
Il suo avo greco, fu il fru fru, migliore,
non disse nulla : si sposò,
perché, aveva lo stomaco pigro e il cuore,
dassassino lussurioso.
Mento o canto la verità : Oh! Lettore metropolitano.
Ti invoco delirio monorchide,
delinquente, dove vai! Se non lavori,
hai la voce e la mano di iside,
quella vacca dea che tu, da vegetariano, non assapori.
Ti spinse! Ai lumi che scoppiano.
Conosci poca gente, ma chi ti legge?!
Lo ricordi, lozio, si è impossessato,
dei tuoi organi sessuali, schegge,
non parole sono le tue, boato!
Sei di famiglia non nobile: sei, sei, tu sei Campano.
Nella villa sulla torre greca,
visse, lui, il conte dei Ferrigni,
furono armi e fuoco, blu di zecca,
quando la ginestra, divenne dacciaio igneo.
Così nasci! Dai miei servi, dalla sarta e il falegname
che scardano.
Nessuno, tra i tuoi parenti,
ha avuto storie importanti,
lunico folle che ci tenta, sei tu, capisci! Malato,
il vero popolo, non ti ascolta, almeno che, non sei
alato.
Con Icario che spaccò il mazzo: sullaltalena i
tuoi versi scopano.
Dunque niente! Non hai avuto nessuna iniziazione,
vergine di segno e di fatto, tratto!
Uno scambio, mille versi per un contatto,
fai anche un tentativo, con le canne.
Chiaro, dunque sia, che nei sogni, i porci affogano.
Ahimè! La mia stirpe inferiore, sottomessa,
aspetterà sulla tomba, un fiore,
lo desidero da un uomo, almeno, Dio, di questo, fammi
promessa,
sappi! Troveranno in Internet, il tuo dolore.
Il crocifisso è nel tuo destino, lo disegno.
Oggi, io, sono tra i numeri,
luminoso tra i codici,
in archivio. Vergine folle, sei lultima, ma sei tra
i veri,
ho con me il libro, dei vecchi dodici,
il primo cacciato dallinferno, perché, uccise il
dottore, allundicesimo no!
Confessati, sei stato tu, gridò il prete,
infatti, inorridivano le sue membra di sete,
Adulti! Dissi: siete sfigati, linnocente,
pensa di spostare le sue date.
Sette vite, non bastano.
Nuoto e bevo forte, dopo un po: il fuoco,
non spaccio, sono libero, fumo quello che si vede,
la chiamano dose personale, un santo invoco,
voglio adottare un negro di fede.
Puttana! Perché non cogli il mio senno.
Ritornerò dopo la morte, al mondo rinato, come figlio
dun altro secolo,
sempre comunista, socialista, di sinistra,
alla fine delle pene, come tutti, lì, vado e calcolo,
il logico salto della camera.
Terrore e inganno, sono i verbi e le mie virgole.
Quando, da paziente giocavo,
con le barche, mi bagnavo,
era un risico perfetto il manicomio, il tempo okkupato,
nella galera, era già aria, al sapore e al palato.
Bene! Tutto questo per una semplice dissociazione, che
mondo mono.
Larco di Giovanna, vuole i miei versi,
così: mozzi in catene, il senso si sgretola,
la folla, non sincanti di fronte al demonio,
io, ho pianto anche per voi, ora sono pio.
Ecco! La solitudine, lunica malattia del mio
destino.
Pittori trasparenti, negri, arriverò nella vostra terra,
ormai voi già siete nella mia. Dici il falso,
non cè possesso e le radici!
Quelle danzano un passo, poi alto basso e poi ancora
passo,
il rock è la tua musica, negro, danza con noi a tutto
spiano.
Quello che descrivo è un dondolo,
come quel battello, che mi porterà,
sulle isole della Senna, tra la Parigi fiera,
lì dirò la verità : lodo il dio Apollo.
Bisogna rassegnarsi al battesimo: Cretino!
La casa è una cella, dormirò in un igloo,
la forma simbolo, del trasparente pittore,
che divenne amico dellangelo pescatore,
ecologico, perché lodava la natura e Dio.
Date loro, un euro francese, affamano!
© Giancarlo Ferrigno
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