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24/09/00
Divora grembo sia folgore Parola
se in eterno scontro per l'eterno
levaste l'anima spredarmi
di morso e sferza a vostro desiderio:
a entrambi fu sconfitta fu vittoria
in alternarsi al nero incerte sorti
a notti dell'inganno e di un agguato-
ora ascoltatemi spregiando
ormai lontani sogno ed illusione:
né grembo né Parola mi finirà possesso,
io solo preda a chi del desiderio
di me si ustiona ed arde
nel suo più vero tempo,
di altro grembo frutto accanto a luna
mi renda sua la fine di ogni senso.
26/09/00
Se madre di mia disperazione
è l'implacata luce del mattino
è padre il grembo
scontro senza tregua né respiro
azzardo implacato che mi getta
a pretendere seme la mia luce
nel corpo ostinando nel dissenno-
ma altro, altro di là da questo
impone Morte e chiede:
altra ricerca, altra parola e grembo:
di te, sottile filo d'erba
che a mio caldo resiste e non dissecca,
dove ti muovi vento
indisserrato Dio che si nasconde.
13/10/00
Percorso grembo da sua oscura forza
ad implacare altrui grembo che si nega
perché in sorte levò come una spiga
inchiavardata in una terra ostile
cibo a fame incaniata di altri virus:
acide spore verde di una muffa
altro non possono, gettarmi
a rifiuto che stelo mi recide
nell'attesa che tutta la mia spiga
si prenda infine Morte
senza più frutto o grido.
14/10/00
Là getta l'anima incauta nel suo seme
disperando di assurdo suo abbandono
là si disperde, Padre, in sua ricerca
nei luoghi che non osa rinnegare-
corpo, quell'oscura infida caverna
dove non si fa luce dove non si consente
che levi sia pure un filo d'erba
perché è grembo la roccia più nemica
dove persino Morte e suo silenzio appare
madre rifugio da nero da silenzio.
20/10/00
L'assorta intensità d'impervio sguardo
mai non si levi a luce di tue stelle
se ancora e sempre sfrena
di ctonia sua luce il desiderio
ed è mio grembo, Padre,
immoto mio centro che m'incroda
sull'irto strapiombo dei miei corpi:
se cedo sarà l'anima già sfranta
polvere che a Te non può levare
se cauta azzardo un lieve gesto
m'insorge livido terrore della fine-
questo soltanto, Padre, mi rimane:
di verde aspro rigetto richiamarti,
poi fermare.
24/10/00
Non la profondità né l'ardimento
quando di me inchiavardata gettavo
alla ricerca di cieli sconosciuti
di luna in corsa ostile
se l'esile mia luce, lontana
certezza sfolgorante di altra luce
raccattavo affannando a possedere
nell'anima segni inesplorati-
ben poco forse questo ti serviva,
esistenza che esigevi
altro levare da me altro abbandono:
che levassi, certo, ma levassi
di grembo bruciante suo disfreno
che cieco non desidera diverso:
solo se stesso vuole fame e suo dissenno-
a lui non levi Dio,
di azzardo non levi né ardimento.
25/10/00
Nadir di un'impossibile promessa
m'insegue mentre batte mia ricerca
di un'anima non più di eterno inciampo
che irta non levi a rigettarmi
e l'anima mi sazi la soddisfi
di chiari sensi sconosciuti,
d'intatta fertile certezza-
ma non arrivo ancora possederti,
vita, se mi brucia il cielo
l'anima e il grembo
perché luce di luna non gli serve
levando negare il freddo eterno.
26/10/00
"Sia luce", Padre, ti levasti urlando
e ancora non comprendo
se a troppo fuoco e amore
se ad improvviso getto del dissenno:
e luce fu,
ma luce fu sconvolta
di fame di stupro di materia-
per questo, Padre, levo ad invocarti
se paura mi muove o desiderio:
non sia luce creazione di mio grembo
non sia luce trafitta di altro nero
in eterno disabiti il mio grembo
incrosti in eterno sulle labbra
sale della rinuncia,
mia luce che disperde.
06/11/00
Io ti vidi quando levasti a generare
dalle pietre figli per Abramo
e si rifranse tua energia implacata
sull'anima ancora più implacata-
perché, Padre ti chiedo, dal mio grembo
tu non ti levi a generare vita?
O forse insospettata pietra a tuo spavento
grembo dove muore in eterno quel mio seme
ma frutto non produce e solo Morte
genera Morte:
misura dei sensi più infiniti,
inesplorata geometria di luce
che solo schiva solo si allontana
dal buio dove sperdo, miei calcoli
di nero di paura.
10/11/00
Non ti sconvolga mio sepolto seme
che ancor non mostra intendere la strada
perché in alto di slancio quel mio stelo
e penetri di energia tenace
la mia radice nell'impervia sede-
continua, se anche troppe e troppe volte appare
che ti rinneghi quel mio grembo stolto
che l'anima di tenebre trafitta
da te sguardo distolga e non si curi-
continua, Padre, a spargere di seme:
dubbio non ti possieda se in grazia di Parola
eterna accoglie mia parola
incomprensibile l'offerta del tuo seme.
11/11/00
Non pensare d'incontrarmi
in dimore che non sento, avversi grembi,
ora più non risiedo
in squallidi luoghi sconosciuti:
se desiderio di me brusco ti afferra
Morte dovrai cercarmi altrove-
abito il grembo di Parola che mi prende
più d'inesausto cielo sue comete,
vivo in dimore d'infinite stanze
infinite come la sua tenacia
che braccando inseguire
al rigetto mai cede.
16/01/01
Nero di notte cielo di tuo grembo
abbatte quando luna di suo slancio
-che certo non ardivi di sognare-
di raggi e chiara forza ti possiede
levando l'anima vibrante che impaura
a vita feconda di un azzurro
perfino più fecondo del tuo inverno-
infine accolga cielo di tuo grembo
l'Eterno che nell'anima s'incarna-
seme di ore lunari, di suo verbo.
18/01/01
Non vi possiede ritmo ma dissenno
anima, grembo
se freddo blu d'inverno leva
implacato guerriero a minacciarvi
se dei più freddi giorni
non intende ragioni il desiderio
né invito alla prudenza:
apocalisse ad ogni costo chiede
apocalisse solo urla pretende
perché nutra gelida sua fame-
così gelida fame di mia luna
quando anima possiede
ed il mio grembo.
18/01/01
Non ha parole luna se mai intende
parole che le getti
in tenace dissenno di speranza
che infine accolga e renda al tuo possesso-
forse risposta è in astri in altro cielo,
ma l'anima e l'anima d'inverno
certo non leva ad ansia e desiderio:
perché ferma tuo nero di stoltezza
a false lontananze e non avvede:
altro non è chiaro di raggi
che un'implacata assenza.
18/01/01
Padre di un'infinita lontananza,
più inerme dell'erba che calpesto
più prossimo del cibo che mi nutre
levati saldo se nei smarriti giorni
quei freddi raggi e freddo blu d'inverno
si gettano padroni dell'anima del grembo-
ti sia speranza, Padre, ti sia luce
mio seme che l'anima nasconde:
di nuovo ascolto nascere e Parola
e tutta offrirmi preda
non più di luna e infame suo possesso,
ma di altre voci, notte,
forse del tuo Eterno.
30/01/01
Sempre più seme, sempre più selvaggio
in se stesso s'attorce quel dissenno
che grembo muove e l'anima, esistenza-
ma io sono cielo, cielo che inchiavarda
nel gelo blu di fredda lontananza
e seme non avverte né impaura
se nel mio blu dimora sola luce
intensa di suo slancio la mia luna:
suo desiderio è padre di parola,
suoi raggi le mie porte
che negano in eterno quel dissenno.
29/01/01
Intensi cenni di luce vigorosa
intensa sobrietà di mie parole:
altro non possedete per saziarvi-
ma tu, anima, non cedere a paura
tu resta saldo, grembo,
se nostra mensa così stenta appare-
insieme a me levate nell'attesa
di altro cibo di altro nutrimento,
quel solo raggio di un'obliqua Luce
che tutto paralizza e poi discerpa
da noi vita dei giorni e desiderio
così che solo raggio levi e ci divori
e noi, anima e grembo, divorati
divorando saziamo antica fame.
26/11/00
Così di luce io muoia e di ricerca
perché preda più sagace in eterno
mi schiva l'esistenza se l'inseguo
accanita nell'aria fiutando
di nero le mie tracce
e seme non risponde né Parola
se di sguardi sbarrati, di paura
non si avvede l'anima che sperde:
suo improvvido levarsi
più di Medusa o basilisco
impietra il seme
impietra la Parola.
29/01/01
Padre, dal profondo io t'invoco-
di un abisso che non è abisso, ma soltanto
implacato nero di un'assenza:
tu vedi, grembi cui mi protesi urlando
cani da guardia ostili mi negano di entrare
nel sacro luogo così ben difeso
che sguardo mi distoglie sin da quando
il primo ostile grembo
inerme mi gettò ad assurdo suo dissenno:
centro di un'esistenza che in me schianta
così di lampi obliqua luce che discerpa
l'albero, sua paura e sofferenza.
26/11/00
Mia stella, grembo che tua luce menti
a danno ed a mia perdita, ricorda:
tu non sarai più solo a possedermi
se Morte mia padrona muove
anche lei stanca di non aver possesso-
a eterna stretta leverà il mio corpo
grembo sarai disperso dal tuo cielo
gettando nella tenda dei luoghi silenziosi-
sia questa la tua fine
grembo che adesso ancora fermi
nella certezza di un astro luminoso.
26/11/00
Morte aspra mia Morte che si nega
che aspetti Morte a diventarmi
più bianca ostile vetta
che respinge incauta la sfida
e l'ardimento?
Non sia che solitudine
-anche tu sola nell'anima nel grembo-
a forza ti rigetta ad inseguire
quell'infido richiamo di esistenza:
non cedere, ricorda, sei soltanto
soltanto il desiderio di una notte:
possederti in fretta rigettarti-
così con me, mia Morte,
così con mia parola con mio grembo.
14/10/00
Anima, ora che improvviso avverti
il morso del grembo e della vita
luce che leva nei tuoi giorni avversa,
non ti protegga luna dall'azzardo
non sia rifugio parola che consente-
anima, sia la discesa sino al più profondo
nero sdegno a spergiuro al tuo timore
e, soprattutto, anima, ricorda:
non abiuri l'urlo del tuo cielo
ad astri di falsa luce, di facile promessa-
là non è Dio, ma altrove, in atra sfida
che le radici di ogni senso abbatte
ogni chiusura a sfregio ormai divelta
malora di speranza e desiderio.
©
Gabriella Garofalo
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