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Fiordina
16/02/00
Rigetto, terra dove caddi
polvere che divorai a stridor di denti
quando di patto scellerato cielo e grembo
di forza mi resero al silenzio-
ma se nemico è seme o ambiguo fuoco
io levi infine ad Anima e Parola,
che sole azzardano ribelli
ad infame parola di quel cielo.
16/02/01
Anima, più non ti sia dinciampo
assurda pretesa e tuo dissenno:
torni infine ramaglia ormai già secca
a verde fioritura che altri tempi
levò saziarti insieme a quel mio grembo-
lascia che preda rendano allinverno
non ergerti guerriera di possesso
se ti possiede luna di sua luce
più eterna e intensa
di così ambiguo verde.
16/02/00
E allora che nel tanfo nel fetore
innanzi a me ti levi
lurido corpo infetto piaga immonda
nei giorni che luna grembo e cielo
mi esigono a riscatto di un antico debito:
di astri discerpare il cielo di erba il prato
del grembo il desiderio
perché non gridi del corpo avida fame
così che possa ancora nutrirsi lesistenza
più ancora di mia carne e di mio grembo-
mai sazia di suo cibo,
insidia a inerme preda.
21/02/01
Luce, perché non si levò tuo amore così intenso
da non gettarmi inerme
ad altra ed aspra luce che in dissenno
lanima mi divora e poi rigetta?
Ed è sola difesa che consenti
di contro a quella luce che dispreda
eterno seme di assoluto, la Parola
imperturbata stella che mi attende
lanima nel silenzio se disfrena.
21/02/01
Segno di Padre o segno di ossessione-
Non so qual è tua vera luce,
mio seme, parola che lanima dispredi ed il mio
grembo
sin da quando gettata da altro grembo
in tenebra e in dissenno
mi volsi a impervio cielo
che lanima mi nega ed il mio grembo-
finché non levi slancio a possedere
assenza e luce vera di sue stelle.
28/02/01
Io sono grembo nel grembo più profondo
Nel baratro di unanima che sperde
Se è splendore tradito splendore
Di erba e del mio cielo
Quando Ecate guardiana di sue belve
Mi abita dimora
E lanima mi scava quel suo sguardo:
quello che resta al pasto di paura-
pure mi ostino e non rinnego
perché ritorni infine a verde di erba
al suo cielo quellanima che sperde.
28/02/01
a
Gaetano Arcangeli, poeta
a Gaetano Garofalo, mio padre
Finché potrò sentire
la tua voce,
anima del mondo che mi sperde,
sarà salvezza dissepolta luna
da nubi e sue macerie-
e levi infine a proteggermi quel cielo
che mi rigetta peggio di altri grembi
e levi lerba in tutta la sua gloria
dintenso verde
e levi lacqua sanarmi dissetando-
e leverà, anima, ricorda
lanima tua più vera
di luce eterna di sua voce chiara:
solo mi renda solo mi ritorni
ad ogni sua parola di speranza.
1/02/01
Notte che persino al Fato
In aspro ti levi e nel comando
Nulla potrà quel tuo implacato nero
Se urla e batte
Di solo cibo al desiderio:
lanima stuprare e quel mio grembo-
non è mia luce, ascolta,
fragile raggio di luna che a te cede:
alta getta mia luce, notte,
alta, da luna ben diversa:
di seme luce che frutto del suo seme
infine riconosce,
di mia parola luce che in eterno
mia anima e mio grembo ti discerpa.
©
Gabriella Garofalo
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