"Credevamo di giocare ancora
e in un certo senso era proprio così,
solo che non ci eravamo accorti che a
quel punto giocavamo a qualcosa di molto
simile alla roulette russa, senza capire
o senza voler ammettere che il dito che
tirava il grilletto era proprio il
nostro. Andammo avanti a vivere così con
l'infelicità che ci bruciava e la nostra
città ci vedeva sparire e noi la
vedevamo morire a sua volta, destinata a
diventare sempre più anonima e
qualunquista e incapace di farsi delle
domande sui come e sui perché. Per molti
di noi, anche l'eroina, come la politica,
rimase per sempre un gioco da ragazzi,
perché non ebbero più l'occasione per
diventare adulti".
(Ruggero
Marinello, Un Gioco da Ragazzi)
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