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| Endecasillabo Tenebre sento che il mio disarmato Verso è leggero e non prosciuga il mare Butta via la preghiera, vola come Tenera piuma sulla convenzione Della mia mente ordinaria, batto I polsi a sorte affinché fuoriesca E fruttifichi e stia la mia parola A quella degli altri. Il singulto Del mondo bevo, defloro la notte Il crepacuore di Iside sussurro Per ripartire il pane delle fate. L'onirico mio candore nativo Consegnare ad un angelo puro Su una collina di mille o più anni Da affrancare ad inerzia di sangue, Il pensiero a morte delle pietre Posate lungo i fiumi come agnelli Cadere nelle lacrime infauste A meretrice che svende di fame E piacere, assaggiare insconfitta Viscere spurie a un penitente Girare al secolo la toppa buia Rannuvolata di presaga paura Con la chiave a croce della vita In simultanea zaffata d'inferno Se mai la terra siglerò col dono Di profeta, mi schiarirò da poeta. |
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| Fortuna della Porta | ||