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ANGELICA, DIVERSA, DOLOROSA

Angelica, diversa, dolorosa
ombra del mio non essere
il tuo seno
soleggiato di porpora insolente
o notturno di siero, apocalisse
di merlettate estremitÓ moresche,
convulsione di fianchi,
plenilunio di lacerata eclissi,
nudo, nudo
di violato garofano, gemente
trasparenza orientale variegata
dalle tragiche tenebre del velo.
Sepolcro o tabernacolo, nel Reno
dei tuoi fallici ex voto si sommerge
la devozione seminale, il lutto
dei rosacroce inginocchiati, casti
sino al delirio.

Non ti lede l’acciaio, non ti sfiora
l’astinente ghirlanda delle prove,
ma dondolano grappoli di streghe
dalle sequoie del tuo ventre. Nudi
talloni sulle fiamme, il vuoto
sotto di noi, proterve, depilate,
vaccinate nel segno della colpa.

Tu, sinuoso e violento Torquemada,
punti ridendo su di me lo spacco
della gonna attillata, e con un dito
inquisitore l’esile spartito
dei lamentosi liuti dei tuoi orgasmi.
Fra i clamori del popolo compiangi
la mia vestita nullitÓ, l’abisso
del mio fiore infrangibile, la cripta
del mio solido imene da bambina.

Gratia plena, terribile regina
degli alveari della notte, vita,
dulcedo, et spes nostra, salve.

 
     
     
  Cristina Sparagana