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Where
is my pussy pussy pussy pussy?
Sgusci dal
buio, tu, randagio immemore, la coda un aspide di
temporali e di perle di zucchero. Rinneghi il mio
trascorrere sul vano lieve che ti fissa all’asfalto,
delicata daga dell’estinzione che s’interra, che
risorge, che trema nel ventaglio delle farfalle di catrame.
Nuoti, vela di bucce e scarpe senza suole incagliata al
marezzo. Quanti nomi e singhiozzi di bambini ti hanno fatto
così, reciso al mezzo e pianto, come un canto dissepolto
dal nero della nota e steccato sul nascere, remoto alla
battigia e al futile ricordo. Morto, sì. Forse morto o
piuttosto confitto come un sasso dal fiore duro della
porcellana fra le macerie dei motori in fiamme, i cartoni
del sonno e la cadenza. Il resto è croce, è riga,
è vuoto a perdere, è passo chiuso, luminosa
assenza.
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