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CANTICO DEL MASSACRO

Per i bambini, per i bambini morti.
Per i bambini morti, morti, morti, morti
oggi il sangue sta appeso alla finestra
come un vaso di rose, come un cespo
di canarini color sole, eppure
i bambini ormai morti, morti, morti
dove si sfilano le scarpe, dove
escono trepidi dalla civetta
quando il sonno si stacca dalle loro
tempie di fosforo, su che dolore
destano il buco della gola, dove
divorano il biscotto nero,
con che gelide mani, con che artigli
graffiano l’adiposo occhio di Dio,
in che culla di giunco, lentamente
si consegnano al piombo della notte?

Per i bambini morti, morti, morti
le macerie si gonfiano di latte,
le colonne si sdraiano, la terra
ha un sussulto di talpa. Verso sera
ogni donna depone nel fienile
l’esplosione e la lacrima, rimbocca
l’inflessibile tenebra azzurrina.

Per i bambini morti, morti, morti
il nulla dondola sommesso, l’aria
strappa al lampo la luce, la cucina
è un soldato di ghisa rosso fuoco,
la bufera si corica nel vuoto,
l’urlo affiora steccando dalla crosta
come un flauto di polvere, nel cielo
i palloni s’estinguono colpiti
dall’immobile inverno delle stelle.
Ogni bacio è una fragile candela,
ogni sorriso un calice di latte,
una madre alta, nera, decomposta
partorisce cipressi senza dita.

Per i bambini. Per i bambini morti.
 

 
     
     
  Cristina Sparagana