Antelitteram Autori Poeti contemporanei

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  ESTATE A 40

Il rataplan dei tarli, la mantiglia
delle cicale scarmigliate, il tacco
fra le gonne dirotte, tramestio
di zarzuela monotona, dolente.

Il cervello impagliato che s’accende
nell’inquietudine dei sogni, stoppia
di radici giallognole, sull’orlo
delle calotte devastate– estate
d’emicranie liturgiche, di lunghi
spaventapasseri assonnati, l’ombra
del cappello di carta volto ad est.

Estasi torrida dei morti, estate
estenuante e tanatica, perversa,
staticamente devastante, persa
sotto la forca delle vesti stese,
nella loro volgare totentanz.
Morte arlecchina, morte di scoscese
sottovesti totemiche, smaglianti
Muove il faro il suo gomito di lampi,
e il torace si satura di mosche:
dal marenostrum della tosse alziamo
la fronte al cielo pallido di giugno,
alle stelle d’estrogeni, alle folli
luminose zitelle dell’estate
che ci guardano sterili, essiccate
sterilmente essiccate nelle loro
gelide x di sangue mestruale.

E stare fermi con i polsi tesi
ai faraonici cortei del sole,
ai pendagli-aragosta, ai braccialetti,
delle meduse aggrovigliate, ore
di spogliarelli d’equinozio, e stanchi

di configgere fiori di malocchio
sulle assonnate colombaie, bianche
come impermeabili di ragazzini,
ci addormentiamo nell’estate. E’ stato
come un sogno di giugno. E’ stato lungo
come l’estate, l’estasi, l’estroso
sabba dei pazzi del villaggio, come
un vago sguardo di civetta, un raggio
di macumba spezzata, tropicale
come il sacrificale farenheit
del tramonto di maggio.

 
     
     
  Cristina Sparagana