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ESTATE A 40° Il rataplan dei tarli, la
mantiglia
delle cicale scarmigliate, il tacco
fra le gonne dirotte, tramestio
di zarzuela monotona, dolente.
Il cervello impagliato
che saccende
nellinquietudine dei sogni, stoppia
di radici giallognole, sullorlo
delle calotte devastate estate
demicranie liturgiche, di lunghi
spaventapasseri assonnati, lombra
del cappello di carta volto ad est.
Estasi torrida dei
morti, estate
estenuante e tanatica, perversa,
staticamente devastante, persa
sotto la forca delle vesti stese,
nella loro volgare totentanz.
Morte arlecchina, morte di scoscese
sottovesti totemiche, smaglianti
Muove il faro il suo gomito di lampi,
e il torace si satura di mosche:
dal marenostrum della tosse alziamo
la fronte al cielo pallido di giugno,
alle stelle destrogeni, alle folli
luminose zitelle dellestate
che ci guardano sterili, essiccate
sterilmente essiccate nelle loro
gelide x di sangue mestruale.
E stare fermi con i
polsi tesi
ai faraonici cortei del sole,
ai pendagli-aragosta, ai braccialetti,
delle meduse aggrovigliate, ore
di spogliarelli dequinozio, e stanchi
di configgere fiori di
malocchio
sulle assonnate colombaie, bianche
come impermeabili di ragazzini,
ci addormentiamo nellestate. E stato
come un sogno di giugno. E stato lungo
come lestate, lestasi, lestroso
sabba dei pazzi del villaggio, come
un vago sguardo di civetta, un raggio
di macumba spezzata, tropicale
come il sacrificale farenheit
del tramonto di maggio.
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