autori Poeti contemporanei

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  FILM

La finestra che s’alza, che riceve
al davanzale inesistente treccia
e parole mancanti, che in ardesia
vocalizza la morte, sulla carta
come profilo d’aquila s’affina
impennandosi ai rulli delle tante
chiome rotte dei pini, dondolando
fra consuetudine e trasalimento,
verde di grilli e di locuste, ramo
spezzato ai nervi delle chiese
e dei lunghi capelli delle madri,

come greve taglia il passo alla nottola,
riposa
all’ombra fiacca delle antenne, posa
delicate falangi sulla sfera
disabitata delle cineprese.

A lei piccoli fiori in bianco e nero,
lo baruffa di salve della luce,
la cantilena afonica degli occhi
dilatati sul fiocco dei saluti
e dei fragili scheletri seduti
fra la polpa di fragole e i guanciali,
la sfilata purissima, le liti
delle labbra sul bacio e la pernacchia
rincasando si sfaldano, sicuri
dall’insidia dei lupi
quando il buio
luccicando su vesti di candela
ammutolisce all’obbiettivo, bianco,
circolare e rigato, nell’attesa
di un palmo aperto sul silenzio, vivo
ma soffocato all’ultima finzione.

Le dinastie acrobatiche che lievi
funambolescamente danno il tempo
all’orologio tiepido dei fili
da tramezzo a tramezzo, camminando
su spilli magici da ballerini,
snaturando nel ciclo dei convivi
e dei forti declini della notte
in impassibile maturitÓ
e dolcissima infanzia,
quando il gelo
li riporta alle sedie incolonnate
e alle fruscianti esclamazioni, ai nomi,
alle fedi conserte.

Il mento si ramifica, si perde
nel marezzare delle gonne, freme
di microscopica bufera tesa
sul finale sbiadito.

Luminoso Ŕ l’applauso confluito
modulato e selvaggio contro il muro,
e sommessa la calce screpolata.
Rimpicciolisce la tonalitÓ
del sorriso di fosforo e di gridi.
 
     
  Cristina Sparagana