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| GAIUS SUAE LESBIAE Forse se un giorno, misero ai tuoi occhi, porgerò le mie rondini del niente a te che sosti e quasi oscenamente le vuoi, le irridi, le eviti, le tocchi, come un bimbo che accetta dei balocchi da un estraneo comparso fra la gente, forse così, così, bella e lucente, sorgerai tu, mia dama dei tarocchi, con la mano che frulla tra le carte e svola piano al limite del sonno dove il mio labbro riuscirà a baciarti. Forse così, l’immobile unicorno soffierà sul cipresso per legarti a metà strada fra la notte e il giorno. |
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| Cristina Sparagana |