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  GOD

Dio il mio rivale.
Il grande rabdomante
nel suo pigiama di damasco, nudo
o avvolto in un cencio luminoso.
Lui, che posa il suo diapason luttuoso
sul Primo Mobile della tua fronte
come viola d’amore di vespaio, teso
al tuo collo camuso. Dio, l’Intruso
che dissemina algebriche preghiere
nel tuo quieto letargo,
che s’inginocchia sul tuo labbro.
L’Altro
che ti sfiora la vena con la guancia,
che ti svelle la costola, che lancia
la sua palla scheletrica al tuo sonno,
benedice il tuo REM, preme le dita
sul foxtrot scellerato dei tuoi fianchi.

Dio il mio rivale, misericordioso
zero di calcedonio luniscente,
concubina e giaciglio, madre, sposo,
oracolare sottrazione, sorte
di colombe di zucchero, scacchiera
di cavalli furenti.

Dio il mio rivale, l’abito lucente,
il protozoico frac del Grande Giorno,
lui che ti vola intorno, intorno, intorno,
che ti tende i suoi raggi screpolati
voluttuoso e concentrico, glorioso
marinaio Sinbad del tuo ritorno.

 
     
     
  Cristina Sparagana