autori Poeti contemporanei

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  INFERNO

Miserere di noi. Misericordia.
Ohi voi, ohi voi, ohi voi, chiudete il ballo
della pernacchia e dell’insulto. Il cancro
che ci guizza sul naso, che c’imbriglia
in plenitudine e beltà maligna.

Anima pesta dissacrò l’azzurra
melodia delle nubi e rozza e forte
ci guidò nelle tenebre, e la morte
prava ci ruppe in fiume di bestemmie.
Così l’arcangelo si dilettò
con la fragile frusta dell’arcano
a intralciare il mio trotto, l’avversario
fottitore di sogni, sull’ignaro
quotidiano mio volo per l’ufficio,
e l’alata cianchetta e la malora
mi sbarrarono l’anima e il posteggio.
Ahi, che fui corvo allora, e la paloma
cadde dal letto in misero tripudio
di corsetto e di penne e sanguinosa,
chiuse la lampo con orrendo sputo.
In desolato bilico di pelle,
in capitombolo, in radioso schianto
fu donna estrema per estrema volta.
Sei-sei-sei
… il cellulare, e mi fu accanto
svolazzando pietosa, atra, proterva.
Le diedi l’obolo, le porsi il manto
brevis alvus
avea obesaque terga.
Oh, lo spauracchio, oh, lo spauracchio, oh lasso
eudaimones
felici, o lari, o larve!
Oh, bevitore! oh, pugile gagliardo!
Qui siamo in troppi e ci hanno messo addosso
una giacca di tenebre e di fibra,
lacerato colletto, acre risvolto
affollato di pustole e di nomi.
 

 

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