autori Poeti contemporanei

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  d’altalena su fiori di sgomento.
E mi tentava il treno, quell’ottuso
sfrigolare di carta moschicida
verso l’abisso e la velocità, lo stride-
re tenebroso del binario, l’occhio
strabico della ruota e del tifone.
Ma soprattutto il pavido posare
della fronte nel solco del cuscino
e il barbiturico che fatto vivo
del rossore dei sogni, nella gola
scende col passo della ninnananna
e dell’orso di stoffa e del grembiale.
E il mare, poi, le sue correnti pure,
la squama al piede e il braccio di corallo,
lo stelo funebre dell’alga, il ballo
dell’orchestra sepolto nei fondali,
io il direttore, e il fossile pedana
della mia fradicia marsina scura.
Ma la cirrosi mi stroncò. Ricordo
il dolore indicibile, la bile
che in bamboccio di rabbia mi compose.
Ed io che m’ero visto in cento pose
di rifiuto, di sdegno e di congedo,
crocifisso allo squillo del bicchiere,
franai in una corsia convenzionata
col decubito ai reni e il fiato fetido.

Desolazione, nostalgia, rimpianto,
vizio, dolenza, nudità, pavore,
desiderio, diletto, acre compianto
di compiuto delitto, di passione
tronca et dulcissima, di contrizione
irrisolta, interrotta, inesplicata
eppur ritta nell’atto di scoprire
l’atto e la copula, di sopperire
alla corporeità con la sapienza.
Patimento e perdono, pestilenza.
Troppo ti volli e mi costò volerti.
 

 

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