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| daltalena
su fiori di sgomento. E mi tentava il treno, quellottuso sfrigolare di carta moschicida verso labisso e la velocità, lo stride- re tenebroso del binario, locchio strabico della ruota e del tifone. Ma soprattutto il pavido posare della fronte nel solco del cuscino e il barbiturico che fatto vivo del rossore dei sogni, nella gola scende col passo della ninnananna e dellorso di stoffa e del grembiale. E il mare, poi, le sue correnti pure, la squama al piede e il braccio di corallo, lo stelo funebre dellalga, il ballo dellorchestra sepolto nei fondali, io il direttore, e il fossile pedana della mia fradicia marsina scura. Ma la cirrosi mi stroncò. Ricordo il dolore indicibile, la bile che in bamboccio di rabbia mi compose. Ed io che mero visto in cento pose di rifiuto, di sdegno e di congedo, crocifisso allo squillo del bicchiere, franai in una corsia convenzionata col decubito ai reni e il fiato fetido. Desolazione, nostalgia, rimpianto, vizio, dolenza, nudità, pavore, desiderio, diletto, acre compianto di compiuto delitto, di passione tronca et dulcissima, di contrizione irrisolta, interrotta, inesplicata eppur ritta nellatto di scoprire latto e la copula, di sopperire alla corporeità con la sapienza. Patimento e perdono, pestilenza. Troppo ti volli e mi costò volerti. |
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