autori Poeti contemporanei

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  Come talpa boschiva che s’imbuia
sotto rami di palpebra arrossata,
svicoli al palmo della mano e nulla
sei fatto e sfatto, schizzo di profilo
nello specchio dell’incubo compiuto.
Sessualità e capitolo raccolti
sotto il pollice fitto di parole
e poi, sbuffando sull’orrenda sponda,
t’alzi volando in grazia di peccato
e mi lasci il tuo strascico d’occhiaie
sfoderando una smorfia da bambino.
Wee-willy-winkie o mago sabbiolino
in solare e feroce spogliarello,
dove non solo i panni, ma le schegge
dell’ossa tue e le lacrime e i sospiri
giacciono ai piedi d’orrida statura
che sdegni poi, tornandoti a coprire
ravveduto, di collera e di notte.
Poi dalla sveglia si stiracchia acuta
la gola a molla del cucù festivo.
Solo le lapidi gli fanno gola
poiché siamo lo sterile vampiro
della rete ortopedica e del nudo,
del pompon candido e della libido
che sferra calci al grembo della madre.
Fumo, santino, nuca del marito,
interruttore, foglio di giornale,
rotocalchi, vestaglia, solitari,
breve salto del femore, lunare
fiore che viene al timpano sfiorito.
Così tu, nube di mancanza, taci
come tace il lamento contenuto
sulle piaghe di porpora, sui baci
consumati tra musica e malora.
Odi, l’allodola è censura. L’alba
freccia al piacere e al batticuore, duro
filo di lacrime. La veglia
burrascosa m’assale, simulando
 

 

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