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| Come talpa
boschiva che simbuia sotto rami di palpebra arrossata, svicoli al palmo della mano e nulla sei fatto e sfatto, schizzo di profilo nello specchio dellincubo compiuto. Sessualità e capitolo raccolti sotto il pollice fitto di parole e poi, sbuffando sullorrenda sponda, talzi volando in grazia di peccato e mi lasci il tuo strascico docchiaie sfoderando una smorfia da bambino. Wee-willy-winkie o mago sabbiolino in solare e feroce spogliarello, dove non solo i panni, ma le schegge dellossa tue e le lacrime e i sospiri giacciono ai piedi dorrida statura che sdegni poi, tornandoti a coprire ravveduto, di collera e di notte. Poi dalla sveglia si stiracchia acuta la gola a molla del cucù festivo. Solo le lapidi gli fanno gola poiché siamo lo sterile vampiro della rete ortopedica e del nudo, del pompon candido e della libido che sferra calci al grembo della madre. Fumo, santino, nuca del marito, interruttore, foglio di giornale, rotocalchi, vestaglia, solitari, breve salto del femore, lunare fiore che viene al timpano sfiorito. Così tu, nube di mancanza, taci come tace il lamento contenuto sulle piaghe di porpora, sui baci consumati tra musica e malora. Odi, lallodola è censura. Lalba freccia al piacere e al batticuore, duro filo di lacrime. La veglia burrascosa massale, simulando |
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