autori Poeti contemporanei

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  in un sol verso ripetuto, mozzo,
filastrocca di carne, articolata,
che i contorni serbava quasi umani,
cāmice di stridore, gambe, braccia,
cuore sbeccato, passero senz’ali,
cozzai nel rosso dell’inferno, toro
divenni stupido e feroce
sputacchiando le sillabe, figgendo
la mia faccia di corno sulla luna.
Mi punzecchiarono chiassosi, i piedi
sprofondati in pantofole di gelo
furono culla del mio scivolone
nella tenebra sciatta del sorriso
cupo e bellissimo, mai condiviso
da chi me lo nettō con tanta pičta.
Spinto, sė spinto, messo a cavalcioni
di un cavallino, di un bidč, di un buco,
mamme su mamme fecero la cova
sul mio spirito a dondolo, sul bruco
della mia nuditā, sull’impastato
ghigno che volse il duolo in smorfia nova.

Chi conobbe il ghiacciaio che le rupi
delle cosce scoscende sotto il sole?
Ohi, noi, noi, noi, noi, noi, le senza-proda
luminose et dulcissimae, beatici,
le genitrici suspirose e pie.
Guardaci ben. Ben sa, ben sa chi goda
del nostro letto insonne, come bruci
lo gelo quando geme sotto il sole
e frigge e stride e scricchiola e non schioda
rimanendosi al pube ancor ristretto
che non v’č chi ne stemperi il candore
immacolato e mutilo, giacendo-
si va la mater speculum iustitiae,
virgo inviolata, vas spirituale
premendo il piede sulla sigaretta.
E lui, l’empio turacciolo, al flacone
 

 

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