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e tacco e natica di bronzo e molti
occhi di lupo al petalo tagliente
della mia primula o della mia rosa,
io, furibonda porpora, che in luce
sempre sattuffa acuminata e stride
al contatto pietoso della voglia,
ma al tempo stesso con orrenda foglia
e seducente, stempera in tremore
il graffio, il morso, il calcio, lincisione
del canino bianchissimo e si muta
in infiammabile deposizione,
ah, se mai ifossi stata tanto nuda
quantun San Sebastiano con le braccia
rovesciate sui lombi, con la faccia
sul torso esposta e con le cosce dure,
piedistallo di fragili sussurri,
fiotto di sangue inerpicato, pube
bendato e pudico ma che dallosso
della pietra feroce si dimena
e al sole e al buio e con la luna piena
fa oscillare la pendola di carne
del suo no bianco come un occhio vuoto.
Ah, sio avessi potuto a tanto roco
erotismo rotondo e rotatorio
addestrare la vita e la prestanza
di tutti i giorni, ora i non sarei sanza
genere e seme in tenebra latina.
E non udrei la ripida sordina
dellarrotato cigolio del gallo.
De profundis calmavi ad te, Domine.
Domine, exaudi vocem meam. Requiem
aeternam dona eis, Domine
Et lux perpetua luceat eis.
(A porta inferi
A porta inferi.)
Erue, Domine, animam eourum.
Requiescant in pacem.
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