autori Poeti contemporanei

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  come un dio di solfeggi e nervature.
Io innalzavo il suo busto pudibondo,
io piedistallo, io solo piedistallo
della sua piccola natura morta
che ridendo gridava: "mamma! mamma!"
e si chiudeva come una farfalla
si richiude a ventaglio sulla tenebra.
L’odio si fece batticuore e braccia,
e la parola trapanò il mio udito,
o-dio che la facesti, o dio smarrito
o dio, non far ch’io dica dica dica
o dio, orribile cosa ch’io non dica.

"Por aquella vereda no pasa nadie,
no pasa na-a-die
que murió la zaga-la la zaga-a-a-la,
la flor del va-alle, la flor del va-a-alle…"
(Mater puríssima,
Mater castíssima,
invioláta, intemeráta.)

Lacrima di Lucifero che azzurra
sgorghi sul sonno e la degradazione,
coltellino di corno, chiara polla
e búia e búia e búia e búia e búia.
Tu mi facesti dell’occhiaia fogna.
(L’ostessa: Oh, fiuto fino! Oh, fiuto fino!
Bevi, Sly, bevi, Sly che se non bevi
chi sei? chi sei? Beone, ubriacone,
cantore di taverna, giocoliere,
venditore ambulante -Miserere!-
pezzo di cuoio sudicio, straccione.)
Laudato sii, nostro fratello vomito.
Laudato sii, verdesco luccicore,
ke nullu homo ène dignu te lavare,
e c’infagotti dalla testa ai piedi,
di bolle e pesci e guazzo furibondo
e d’ansia e spasimo e bottoni neri
 

 

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