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| e sei bello
e sei viscido e giocondo, et bellu sei et cum grande splendore, tuba di squilli flaccidi, trombone, squarciagola stellato, spazzatura. Laudetur diabolus che ci fa gronda. Tondeggianti noi siamo e levigati come Porfiri Pétrovic che la fionda maneggiava col cuore e il bacio in bocca. Dovè la mano, lomero, la testa, la gamba, il braccio, il piede che in passato calci sferrava e puzzo di calzini? Scorriamo tutti nel pallottoliere sotto il pollice e lindice divini. O bel putto, o bel fiore, o bel fringuello che colsi in vischio di corteccia, o stelle di gradito supplizio, o vizio, o vizio... Rinvenuto fu al greto con le chele e la buccia spezzate dal mio manto. Lo guastarono gli angeli e soltanto il chiaro lupo lo vestì di fiori. Menta lo pianse e il fosco rosmarino lo graffiò con artigli scellerati. Io snudai poco a poco le sue fate, e il lieto mazzo delle figurine. Orrido fu quando sul gluteo bianco vidi la guancia di Gesù Bambino enfia dossigeno e di casto seme, il sorriso deforme e il riccio vivo. Mi inginocchiai, detersi il suo sudore, e la palpebra e il sangue, e il pianto antico. Gelobd sei uns die ewge Nacht, Gelobd der ewge Schlummer.* Ma il nostro sonno è un colabrodo nero, un berretto da notte, un ampio ordito di pigiami rigati e di candele. |
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