autori Poeti contemporanei

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  Buona notte, pronuncio il tuo silenzio
dondolando fra balia e precipizio.
Gatto siamo d’ardesia, siamo abisso,
ossa di tegole e galletti al vento.

Il piano, il piano, il pianoforte-forte
da quella camera veniva, sordo,
dentellante, dentato, alto, discorde
derisorio e dolente: l’erto morso
del do-re-mi-re-do del dente-dente
trapanato dal dubbio del rimorso.
E lui che chino sulla sua tastiera
rigida pallida dentatata stridula,
osso squillante, scheggia bianco-nera,
dilaniava il silenzio che ne stride.
Ecco: noi due da tanto tanto tanto
coniugate pedine dò-vè-và-mo
rotolare vincenti rantolando
col do-re-mi-re-do del forte-piano,
e dando-l’un con l’altro- ci battute
e dure dure dure parolette
di discordia, di insidia, di do diesis.
E adesso lui sì-sì, da sempre, sempre
attaccato a quel piano, verso sera,
chiuso dolore nella stanza stando
chino sulla den- den- den- den- dentiera,
da tanto ormai, da tanto tanto tanto
valzer di trapano e di derisione,
mezzo pigiama e mezzo gong si piega
din-din-din-din-dinnanzi ai miei dolori
tace tenace e tasta e tasta e tace
la tastiera di Tan-ta-lo la nero-
bianca tastiera della sua distanza e
lo stesso dito diamantino, sordo
den-tellante e dinamico m’addita
con stridente rintocco-tocco tocco,
scovolino di timpano, ferita
ed io che orrend-da-men-te fatta lira
 

 

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