autori Poeti contemporanei

Icona Profilo | Posta

 
SANTA MARIA IN MONTESANTO
Fuoco su Via del Babuino. Prati
rotto dal vetro dei lampioni chini
come vecchi masai dinoccolati.
Gente dispersa, priva di confini,
nubi oscure che slogano la luna,
la sua gamba di gesso, i passi, i primi
passi di mezzanotte, nella bruma
di Piazzale Flaminio, sulle chiese
delle tre magiche Marie. Nessuna
pietà per i suicidi, per le lese
maestà delle comparse, demolite
dal mortorio, dal buio, dal paese
dei bemolle degli angeli, dei miti
proiettati sul gran cinematografo
degli attori ancor giovani, svaniti
nella bocca del lupo. Quell’autografo
nero-smocking, sbafato sul candore
delle ossa lucide, come se un orafo
cesellasse le note del dolore
sulle piccole palpebre socchiuse.
Il compianto dei flash, il luminore
dell’aurora del vuoto, le confuse
preci in falsetto degli eunuchi, gli angeli
chini sotto le loro cornamuse.
S’ingobbisce lo spazio, sembra frangersi
nei minuscoli nei di uno spartito
impigliato alle tegole, ai triangoli
dei menti di chi mugola contrito
il dies irae stonato della notte.
Non si può entrare in chiesa senza invito:
la luna sbianca gli abiti e le bocche
di coloro che sorgono alle tenebre.
I non possumus sudici, le rotte
lamentazioni, la canzone celebre
degli eroi del Nabucco, la passione
di chi tende le mani verso gli erebri
popolati di targhe senza nome.
Blu come il cielo, blu comoe lo sguardo
stralunato di Blanche, come il carbone
sotto i talloni delle streghe, il cardo
dei deserti fioriti di segnali,
gli occhi di Rudy Valentino, il bardo
dicitore di ardenti madrigali
sulla resurrezione e sulla colpa.
Poco a poco si spengono le frali
screpolature delle labbra, l’onda
del letargo li brucia, li confida
al segreto del nulla, a quella folta
ninna nanna di mani, nell’accidia
della rigidità, li trasfigura
negli assolo degli orsi, nelle grida
di chi muta il suo grido in una pura
rosa canina del silenzio, e il giorno
disfa il letto del fiume, la sua schiuma
di muraglioni trasandati. Intorno
vanno donne anoressiche, recando
specchietti infranti in borse di cordoglio.
 
 
     
     
  Cristina Sparagana