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COMPIANTO DI DIDONE
Il nulla, dolce amore.
Il nulla. Il nulla.
Gli occhi tuoi pardi, sudici e cerchiati
lo rammentano in sonno. Sei la culla
dei continenti flagellati, il lutto
seminale del mondo, la terrestre
malinconia dell’universo. L’est
e l’ovest dei mārtiri. Il profondo
grido di Kurz nella foresta. Resta.
Resta alla geografia senza confini.
Ai pianeti, ai satelliti, agli insorti
cuori trafitti dalle spine, ai morti
trivellati di palpiti, ai risorti
angeli delle salme decomposte.
Resta alla morte, all’agonia, ai corrotti
della libido delle querce, ai passi
dei coribanti.
Resta fra i compianti
delle geishe sfiorite, nelle trite
memorie dei sepolcri calpestati.
Con la tua sciarpa rigida, coi guanti
screpolati dal raggio della luna
gelida dell’eclissi. Con il grido
delle balene in estinzione, il sogno
cupo degli orsi.
Resta fra i rimorsi
degli orfani, dei padri
rei confessi d’incesto, 
delle piccole madri profanate
dalla lussuria.
Resta nella furia
del tuo nulla segreto, silenzioso,
nella torbida assenza di riposo
delle notti smagrite. Nelle gite              
in fuoriserie delle prostitute,
fra le fluviali anatomie, le mute
dei palombari trapiantati all’ombra
delle polene. Resta per chi teme
l’infermitā, l’ipocondria, la morte.
Resta per la tarantola suicida
dei malati di mente, per la gente
priva di sesso e di respiro. Resta
per chi vivo non č ma sembra vivo,
homoerectus, o ginestra.
Resta.
Resta.
 
     
     
  Cristina Sparagana