autori Poeti contemporanei

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LE NUVOLE

Io vi vedevo
-ed eravate in tanti-
solchi nel palmo di una mano grande
come quella di Dio. Pieghe sull’orlo
della veste di resina degli angeli.
A frotte. A schiera. Tanti. Tanti. Tanti
Buchi, eravate nell’iridescente
colabrodo dell’Eden – luccicanti
gazze, nibbi, cornacchie che felici
più infelici diventano che stizza
torce a parola d’allegria, letizia
in occhiaia di lacrime si terge.

A notte-e-mezza giungevate, sempre
la focaccia di prugne lacerando
(sotto la crosta silenziosi e stretti
come a Troia nel vano del cavallo).

Ma l’amore pendeva su di voi
pari a un fragile morto ancora incerto
fra breve ossigeno e odoroso miele,
la pantofola azzurra che nel calcio
contro l’abisso si scuciva muta.

Solo i cani così, solo la muta
-Giunge all’uscio di legno- delle fate
Queste dai boschi quelli dalle strade
Le seconde ronzando intorpidite
sulla tiepida rosa moschicida.

E all’improvviso grida grida grida
Divenuti bambini che ridendo
Trasformavano in bolla di sapone
ogni parola di commiato, lento
ma rapido corteo di spade
e di palle di gomma e di canzoni.

Uno beccava l’occhio dell’amata,
l’altro slacciava il fiocco di farfalla
sotto l’umida gronda della gola.

Ed ecco, subito affiorava sola
la terribile costola di fango
finché, frusciando lungo il bacio, quando
sangue e sangue colmavano un accento
cruciforme sull’orlo delle labbra,
formicolando tornavate a tempo
alle vostre cucine polverose,
pronti a forzare il duro chiavistello
allo zampetto bianco di farina,
strana, la voce della mamma, forse
fatta roca dall’urlo della brina.


 
     
     
  Cristina Sparagana