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dei loro casti altari, fra le grate
delle ogive moresche, saracine,
si riversassero potenti ondate
di cozze nere, lugubri, corvine
come locchio di Satana, venute
a profanare rozze e belluine
la purezza dei templi, le volute
degli inginocchiatoi, degli aspersori,
dei cortili, dei vicoli, le mute
donne dei portici, i violenti fiori
di montagna, di campo, di giardino,
a grandinare pensili sui cori
delle sue processioni, sul camino
dei vaporetti in rotta per le isole,
maculandone il falco peregrino,
le falene, le rondini, le piccole
cicogne morbide dei campanili.
Questo mondo, dicevo, di canicole
variegate di brezze e di gentili
abanicos gitani, aragonesi,
stava aprendosi al giorno, al pane, ai fili
dei pendolari in viaggio per paesi
sconosciuti e remoti, da cui sempre
si ritorna perņ come nei mesi
primaverili torna linvadente
stormo di uccelli migatori e, credi, |
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