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MORTE
DI UN PROVINCIALE
(soliloquio poetico
in tre fasi)nei
caffè, nei giardini, nellemporio,
con tutta quella brava umanità
esiliata dal mondo o quanto meno
fiera di esserlo, da sempre qua,
incollata alle nuvole, al Tirreno.
Fra gli scogli giaceva una carcassa
sgretolata e deforme, che nemmeno
un connotato aveva a posto, razza
di rigurgito acquatico, memoria
trasandata di morte, una gran massa
dossa e di tendini recisi, storia
di boccaporti sudici, di pesci
sbudellati sul molo, di baldoria
marinara e vorace, di rovesci
della fortuna e del maltempo, giunta
dai sepolcri dei grandi pescherecci
ancorati agli abissi, ricongiunta
al pinnacolo azzurro del destino.
Con espressione tragica, compunta
la guardava estasiato un ragazzino,
i pantaloni arrotolati, pronto
a calarsi laggiù, come un becchino
o un argonauta, senza fare conto
dei richiami insistenti di sua madre
che gridava in dialetto chera immondo,
ripugnante, il suo gioco, e che se il padre
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