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quel mio cuore da supplice, da nano
incanutito per metà, lorrore
del suo malanimo, così dun tratto
mi assalì ricordando lo splendore
e la lanugine del tuo ritratto,
quel tuo addio semicomico, il corrusco
lampo del tuo rossetto, e poi lesatto
momento del mio grido da mollusco,
laria di offesa dignità, il mio viso
che gemeva allafrore del tuo trucco;
contemplai la carcassa dal sorriso
lattiginoso e orribile, quel fiacco
sciabordio di necrosi e di narciso
che traspariva dalla spuma, e un gracchio
di neonato sgorgò dalle lontane
case del porto, forse lo spauracchio
di uninsonnia precoce, e le mie mani
si misero a tremare con violenza
fra quelle facce torride, malsane
che conoscevo appena, nella densa
luce pomeridiana, nel brusio
dellaria sapida di sonnolenza.
E mi ritrassi dallacciottolio,
dal fragore dei nasi, dei calcagni
cercando un angolo che fosse mio
dove celarmi nelle mie magagne |
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