autori Poeti contemporanei

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SESSO

Quando il tramonto correrà stridendo
sul bagliore profondo delle gabbie
intrecciando polene e argani d’oro
a mezza gola degli uccelli, fosca
ragnatela di piume, e tutto allora
s’inarcherà scoccando sulla spalla
verso cupo bersaglio, quanti moti
sommessi a pelo di sepolcro e dure
incisioni di pietra, nel mangime
a memoria corrotto e fatto seme
d’albero nero dell’eternità,
falceranno il guanciale e l’usignolo,
lo spolverato insetto, la sottile
cornamusa steccata, lo zampetto
in delicato bilico e l’immensa
crocchia della zitella calcinata
sulla sua secca torre di Babele,
sesso-loreto e musica d’inferno
fra sbarra e sbarra, fra ventaglio e fiore,
la bufera di spilli dell’imene
e l’implacabile fotografia
incollata allo specchio mozzafiato
e al pesce lesso della bocca nuda,
tenebra e fianco s’offriranno muti
al buffetto di Satana, al sorriso,
alla sua compassione. Oh, quanti allora
cavalieri d’acciaio deformato
squilleranno nel bronzo come fieri
campanelli di morte, nella loro
svestizione di porpora, volando
dentro la cupola dell’estinzione,
l’orrida voglia chiusa fra le gambe
e la vena in tumulto.
La mano svelta al ticchettio del cuore
strapperà il panno buio dal pregiato
orologio dei legno,
si slaccerà la chioma, e la forcina
sarà volpe nel bosco delle tempie.

L’uomo, mano sinistra e lungo grido,
arderà sull’altare dei rifiuti
e graffierà la scheggia delle gabbie
dove il verme comincia a naufragare
e a mutarsi in feticcio.
Ronzerà sul suo viso l’empia uccella
sferruzzando nel sole.
Allora Artù, piegato sulla roccia,
denuderà il bicipite e la lama,
cozzerà contro il vento e il pappagallo
tuonando al vertice dello sberleffo.
Lei coglierà un gran fascio di cimieri
per il giardino della scollatura
e dell’acquasantiera e della brace,
la sottoveste sbiancherà la luna
come fragile eclissi e pelle viva
e cresceranno dentro le sue occhiaie
l’insolenza e il rifiuto.

 
     
     
  Cristina Sparagana