Antelitteram Autori Poeti contemporanei

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  LO SPARO

La fisarmonica respira. Sgrana
il suo grande ventaglio giapponese.
Lei, polmone d’acciaio o di cartone,
dentellato rosario di do diesis,
farfalla asmatica dei morti, lumi-
nosa crisalide, bavosa
litania di cianosi, di calura
nella sua fragilissima ventura
di cimiteri e mari profanati,
incisivi di rettile, schierati
come pedine di una dama, lama
di perle bianche e nere, acuminate,
pescecane a brandelli fra le grate
di una gabbia di raffiche di vento
penosamente andando
a tempo a tempo
sulla cupa sordina, sui rimpianti
dei fondali essiccati, delle candi-
de ossa pulite e metazoiche, stoiche
slogate, epilessia di note
raggrumate dall’afa l’afa l’afa
africana e liturgica,
anaconda
di fantasmi
di piccole paure.
L’imperatore Jones che giÓ sprofonda
nel lunare
tam-tam
della foresta,
che s’inginocchia sulla pietra, sonda
il divino
tip-tap
dei suoi speroni.
La baraonda lacrimosa, i tuoni
vicinissimi, rossi eppur remoti
come le sagome del tempo, come
la collana di nocche delle note.
Sepolto vivo nel suo mausoleo
di ventagli, di ragadi, di cardi,
prega la trinitÓ, fruga il giaciglio
dello spirito santo, il padre, il figlio,
cicatrici a sghimbescio sul sudore,
l’elettroshock dei condizionatori.
L’orologio che batte, si prosterna
invocando la
terra
terra
terra.
Di se stesso cannibale, sognando
di divorare il dio che lo castiga
e la lancetta, simile a una spiga,
compie il ciclo essiccato delle ore.
PietÓ di me pietÓ di me, Signore.
Jones, il terribile spogliarellista
entra nella foresta,
lancia in resta,
il mento ancora liscio, lucidato,
braccando la cancrena del tamburo,
entra nella foresta, a muso duro
cavalcando un proiettile d’argento.
Il negro Jones, pervaso da sgomento,
nella torrida rumba dei demoni,
l’Africa inginocchiata sull’Averno
del suo dixieland tragico, l’inferno
sotto il suo ventre nudo di lombrico.
L’afa.
L’afrore.
Il fremito.
La fronte
del sudore di
morte
morte
morte.
E mentre i corpi senza sepoltura
sventolano i cappelli bianchi, afosi
s’incarnisce la pausa, la cesura,
la percussione delle
note
note,
lemuri ritmici dal naso cavo
in un dinoccolato Monte Calvo
accompagnando il passo dello schiavo
nella foresta
al ballo
al ballo
al ballo,
del rintocco camuso del tamburo,
del toc toc timido delle lancette,
il rintocco
il rintocco,
le basette
dei compratori-
tori tori tori
il tam-tam del tamburo, la cancrena,
il tam-tam tantrico, la cantilena
catatonica, tonica, diacronica
tarantolando afosamente, fosca
litania di follia
di sacrificio,
si fa pi¨ prossima, pi¨ forte, grido
di sudore e di palmi, di pallore
pollici polpastrelli purulenza
nella foresta
densa
densa
densa
pomice nera della notte, pozzo
d’oscuritÓ pestifera, di zolfo
sprigionato dai
pori
dalle palme.
La pallottola penetra nel cuore
del negro Jones, forando con l’argento
il ventricolo bianco, lo sgomento
bambinesco di Jones, l’imperatore
B A M
la banda dei neri, i traditori
del bandito, balzando sul bamboccio
del banditore. E lui
morto in ginocchio.

 
     
     
  Cristina Sparagana