autori Poeti contemporanei

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  STANZA N. 2

Quella coppia di labrador sul prato,
gemelli d’oro dell’ubiquità
delle impronte di maggio,
e il tuo corpo tagliato, il manichino
affilato dal gioco delle forbici
come uno specchio a cremagliera, il cuore
grande, caleidoscopico, calante
al solco cupo della bocca e il resto
fiori d’ossigeno sfrondati, luce
professionale e statica, necrosi
delicata e purissima.

Ancora un gesto da fantino, il lazo
del cocchiere romano, l’epicentro
della farandola domenicale,
dei berretti gessati, i pedalini
calcinati dal sole e dalla polvere.
Polvere, polvere alle scarpe, mosche
nell’occhiaia del poney insonnolito.

I degenti si guardano, le soglie
delle mascelle erbivore, le zolle,
il batticuore dell’irrigazione,
circo di tortore trafitte, piume
prive di gravità, l’arca del gesso
ha divorato le costellazioni
del loro cielo inalterato, voli
senza vertigine, tremori
fra gli steli del panico, sul prato.

Divaricato posi controvento
sul cavalletto di tortura. Chiodi
e maniglie sul tuo letto. Sei
come un dolmen, come un crocifisso,
come una lacrima battesimale
arenata nel sonno, nel languore.

Quella danza dei labrador, la corsa
alla scherma, il fioretto del guinzaglio.
Dalla forca anestetica ci porgi
il tuo geranio della quiete, e giaci
altalenando docile nel buio
del valzer triste del monitoraggio.

L’erbavoglio recisa sorge in noi,
vibra sui cardini, appassisce, trema,
piega le foglie in giù, traccia sbiancando
la mezzaluna del dolore, pianto
di pupazzo avvilito, carboncino
dai connotati fuori tono. L’ombra
sbafa sul foglio della notte. Fuori
è il giorno odoroso di Maria
chiarovestita: porgi le pantofole
al suono di violino contagioso
del tuo laccio emostatico, ti muovi
nel pianeta dei gomiti, sei chiuso
al sinfonico fischio dell’udito.

Cartilagine bianca, la chitarra
del tuo magro torace.
La ballata supina del mercurio
ti corteggia le scapole, la guancia
s’imbelletta di sagome d’opale.
Quando aprivi la porta le tue gambe
erano calici di passi e il volto
una leggenda in bilico sul mare.

 
     
     
  Cristina Sparagana