Antelitteram Autori

Poeti contemporanei


Icona Profilo | Posta

 

 

 

 

STUPRO

Cominciare dal punto in cui la fiamma
cresce in oltraggio e panico struggendo
il più innocuo dei sogni. Cominciare
dal suo corno di mosche e di candele
che sbarra il passo al cuoio delicato
della palpebra chiusa, mentre incede
come falò e zampa di luna, freme
schivando a tempo la risacca, il buio
sandalo d’onice sul bagnasciuga
coniugandosi al nulla e al breve scarto
della spalla sorpresa, del tremore
capofitto nell’angolo. Bagliori
che svolazzano rossi, predatori,
centrano l’occhio, sterrano il cotone
della fragile tunica d’estate.

San Giovanni dai tacchi acuminati
picchia sui granchi, luccica nel vino
del suo ballo di nottola, sul viso
ha un grosso pesce orizzontale, vivo
e morto nel canto dei remoti
macchiaioli che sventrano le prede
con machete di cocci di bottiglia
e di grilli terribili. La quiete
si fa rumba, volteggio, sacrificio,
danza del ventre e rogo di lenzuolo.
Il tamburo che spezza il sottosuolo
è un’allodola priva di respiro
frusciante al vertice del primo giorno.

Ogni corpo ha una pallida sutura
dove la coscia si congiunge al gloria
della fiamma dell’inguine e nel grido
sorge il colosso della nudità
in rose marce e guizzi di faville.

Pugni sferrati contro la chitarra.
“E’ bagarra! E’ bagarra!” grida il ceffo
dalle braccia cucite alla cordiera.
Fianco su fianco, sera contro sera
si consumano stella e cedimento.

Ora è tutto nel fuoco: sigarette,
calci, accendini, lucciole, giornali
e vulcani di sabbia, mozziconi,
spazzatura, cerniere screpolate,
cuciture di porpora, formiche,
pile, lampioni giapponesi, sputi,
paglia e risate, fuochi artificiali.

Sul ramo dondolano smagliature
come fiori appassiti o frutti neri
e il mare è musica di ceri, coro
naufragato d’effetti personali.

 

 

 

 

 

 Cristina Sparagana