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CHICCHI
VIDAL
Un
giorno, passero della sordina,
fosti
il breve lanciere del mio orecchio,
greve
d’artigli e chiocciole di sole,
la
bolla al labbro, l’umido stiletto
che
premeva il capezzolo e l’alcova.
Ci
privasti del fianco e nell’amplesso
t’insinuasti
volando con i draghi
dimezzandoci
il seme sulla gola.
Ti
comprai una cuffietta di cotone
rosa
d’acqua e di vino, e ti protesi
allo
zufolo e al cenno di sgomento
nel
ricondurti sulla costa lieve
delle
tue fragili bracciate d’aria.
Fosti
delfino, fosti garza e piaga,
pelle
di vipera e di cherubino.
Fosti
nuoto selvatico, cammino
all’arca
buia dell’adolescenza.
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