Mario Botta

 

"Costruire è di per sé un atto sacro, è una azione che trasforma una condizione di natura in una condizione di cultura; la storia dell’architettura è la storia di queste trasformazioni. […] Disegnare uno spazio architettonico è un atto che mira a predisporre le forme ambientali affinché le attività, i sentimenti e le emozioni possano trovare una loro adeguata espressione. Certo è che l’architettura, come altre forme creative, tocca unicamente gli animi predisposti ad indagare le suggestioni e le attese offerte dalla costruzione dello spazio."

Architetture del sacro. Preghiere di pietra (Editrice Compositori, 2005) –

 

foto di Beat Pfändler

 

Biografia

Mario Botta, architetto di fama mondiale, nasce nel 1943 in Svizzera a Mendrisio, nel Canton Ticino. Sin da adolescente sviluppa una sincera passione verso l’arte del costruire, tanto che all’età di sedici anni disegna la sua prima casa unifamiliare che sarà realizzata a Morbio Superiore, in Ticino.
Terminati gli studi presso il Liceo Artistico di Milano, nel 1964 inizia il suo percorso accademico iscrivendosi all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Nel 1965 collabora con l’architetto Le Corbusier alla realizzazione del nuovo ospedale del capoluogo veneto e successivamente allestisce, insieme a Louis Kahn, la mostra dedicata al progetto per il nuovo Palazzo dei Congressi della città.
Laureatosi nel 1969, Mario Botta avvia la propria attività professionale aprendo uno studio a Lugano: le sue prime costruzioni sono già caratterizzate da un’accurata ricerca di stili e materiali che meglio riescono a esprimere la funzione e la personalità della struttura architettonica da progettare.
A partire dal 1970, al lavoro di progettazione affianca un’intensa attività d’insegnamento e di ricerca, tenendo conferenze, seminari e corsi di architettura in varie scuole europee, asiatiche e americane. Nel 1976 Botta è nominato professore invitato presso il Politecnico di Losanna e nel 1987 presso la Yale School of Architecture a New Haven; dal 1982 al 1987 è membro della Commissione Federale Svizzera delle Belle Arti; dal 1983 è professore titolare della Scuola Politecnica Federale di Losanna in Svizzera.
Nel corso degli ultimi anni l’architetto svizzero si è impegnato come ideatore e fondatore della nuova Accademia di Architettura di Mendrisio, dove attualmente è professore ordinario e dove ha svolto l’incarico di direttore per l’anno accademico 2002/03.
Numerosi sono i riconoscimenti internazionali che hanno premiato la prolifica attività di Mario Botta. Tra questi sono da ricordare il Premio Europeo per la Cultura ricevuto nel 1995, il Merit Award for Excellence in Design by the AIA nel 1996, ottenuto per il progetto del Museo d'Arte Moderna a San Francisco, e la Legione d’Onore della Repubblica Francese nel 1999.

Assai personale è la concezione d’architettura che il progettista svizzero ha sviluppato nel corso della sua attività: un’architettura concepita sia come arte capace di fondersi in maniera armoniosa con la natura, le culture e le storie dei territori, sia come testimone concreta dei vissuti storici e delle aspirazioni umane.
Il materiale che meglio sorregge questa personale visione artistica è il laterizio, elemento privilegiato da Mario Botta per quelle caratteristiche di flessibilità, solidità ed espressività che esso è in grado di imprimere agli edifici.
Nelle sue numerose costruzioni è comunque presente un impiego di materiali variegati come la pietra grigia di Riveo, il marmo bianco di Peccia, il marmo nero, la pietra rossa di Verona, le lastre di porfido, gli strati vetrati e le strutture metalliche e cementizie. Elementi che, combinati insieme, sanno creare effetti chiaroscurali e cromatici di suggestivo impatto visivo.
Anche la progettazione degli spazi architettonici aderisce a questo canone di varietà. Nelle realizzazioni di Botta forme cilindriche ed ellittiche si affiancano a impianti rettangolari, archi rampanti o a tutto sesto si contrappongono a volumi squadrati e a pietre impilate, superfici oblique sovrastano perimetri a base rettangolare, coperture voltate fanno da contrappunto a murature traforate e colonnati.

 

Motivazione del premio

 

L’opera di Mario Botta si distingue per la continua ricerca mirata a predisporre le forme ambientali affinché le attività, i sentimenti e le emozioni trovino una loro espressione in consonanza con l’ambiente che le circonda, e a riaffermare il principio di memoria e d’identità nel disegno di uno spazio architettonico, cercando di fare propri i valori collettivi delle diverse culture.
Nell’opera di Botta l’architettura è concepita come arte capace di fondersi in modo armonioso con la natura, le culture e le storie dei territori, e come testimonianza concreta dei vissuti storici e delle aspirazioni umane.
Per questo motivo gli è stato attribuito il Premio Grinzane Cavour - sezione Alba Pompeia.

 

Sull’architettura

"La natura deve essere parte dell’architettura così come l’architettura deve essere parte della natura; i due termini sono reciprocamente complementari. L’architettura descrive il progetto dell’uomo, l’organizzazione dello spazio di vita e quindi è un atto di ragione, di pensiero, di lavoro. Proprio per questo è sempre "dialogo" e confronto con la natura". (Mario Botta)

"Io credo che l’architettura porti con sé l’idea del sacro, nel senso che è espressione del lavoro dell’uomo. L’architettura non è solo un’organizzazione materiale; anche la più povera delle capanne ha una sua storia, una sua dignità, una sua etica che testimonia di un vissuto, di una memoria, parla delle più segrete aspirazioni dell’uomo. L’architettura è una disciplina dove - più che in altri settori - la memoria gioca un ruolo fondamentale; dopo anni di lavoro mi sembra di capire come il territorio su cui opera l’architetto si configuri sempre più come "spazio della memoria"; il territorio fisico parla di una storia geologica, antropologica, ma anche di una memoria più umile legata al lavoro dell’uomo". (Mario Botta)

 

Sull’architettura del sacro

"Disegnare uno spazio rivolto al sacro dopo avere condiviso le emozioni offerte dai tratti intimisti di Klee, o le provocazioni delle gesta sovrumane di Picasso, può apparire ingenuo, impossibile dentro la precarietà del nostro essere: un compito fuori misura all’interno della povertà espressiva che ci è data. Eppure è anche compito urgente e vivo dal quale non possiamo sottrarci se ancora crediamo nella possibilità di affermare alcuni valori fondamentali". (Mario Botta)

"Disegnare uno spazio rivolto al sacro può risultare allora anche un modo per riappacificarci con il nostro tempo e riconoscere una nuova diversa legittimità alla città sociale e civile". (Mario Botta)

 

Sulla luce e gli spazi in architettura

"Nell’opera di architettura la luce genera lo spazio: senza luce non esiste spazio. La luce naturale dà corpo alle forme plastiche, modella le superfici dei materiali, controlla ed equilibra i tracciati geometrici. Lo spazio generato dalla luce è l’anima del fatto architettonico. I volumi costruiti concorrono alla definizione degli spazi che nel progetto architettonico restano l’obiettivo finale; è il vuoto che detta le relazioni spaziali e funzionali, che controlla i tracciati visivi, che genera possibili emozioni, attese, interpretazioni". (Mario Botta)

"La luce, per l’architetto, è il segno visibile del rapporto che esiste tra l’opera di architettura e i valori cosmici dell’intorno, è l’elemento che modella l’opera nello specifico contesto ambientale, ne descrive la latitudine e l’orientamento, relaziona il manufatto con le particolarità ambientali". (Mario Botta)

 

 

Alcune fra le principali opere realizzate

 

Edifici Privati
Serie di Case unifamiliari (Canton Ticino, Svizzera, 1959-1997)
Edificio residenziale e commerciale "Centro 5 Continenti" (Lugano, Svizzera, 1986-1992)
Uffici e appartamenti Via Nizzola (Bellinzona, Svizzera, 1988-1991)
Casa per anziani (Novazzano, Svizzera, 1992-1997)
Case di vacanze (Cardada-Locarno, Svizzera, 2000-2002)

Edifici amministrativi
Banca UBS (Basilea, Svizzera, 1986-1995)
Torre Kyobo (Seoul, Corea del Sud, 1991-2003)
Uffici TCS-Tata Consultancy Services (Noida, New Delhi, India, 1996-2002/2003)
Uffici Harting (Minden, Germania, 1999-2001)
Banca Nazionale di Grecia (Atene, 1999-2001)

Spazi e edifici pubblici
Il giardino della Pilotta, riqualificazione (Parma, Italia, 1986/96-2001)
Liceo Scientifico (Città della Pieve, Italia, 1993-2000)
Monumento per il Cumbre de las Americas (Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, 1996)
Cantine Petra (Suvereto, Italia, 1999-2003)
Nuovo Casinò (Campione, Italia, 1990-2004)

Biblioteche e teatri
Casa della Cultura André Malraux (Chambéry, Francia, 1982-1987)
Biblioteca Fondazione Werner Oeschlin (Einsiedeln, Svizzera, 1992-2005)
Biblioteca municipale (Dortmund, Germania, 1995-1999)
Biblioteca Tiraboschi (Bergamo, Italia, 1995-2004)
Teatro alla Scala, restauro e ristrutturazione (Milano, Italia, 2002-2004)

Musei
Galleria d’arte Watari-um (Tokyo, Giappone, 1985-1990)
Museo d’arte moderna – SFMOMA (San Francisco, Stati Uniti, 1989-1995)
Museo Jean Tinguely (Basilea, Svizzera, 1993-1996)
Museo d’arte moderna e contemporanea – MART (Trento e Rovereto, Italia, 1988/1993-2002)
Parco di sculture Arca di Noè (Gerusalemme, Israele, 1995-2001)

Chiese e luoghi di culto
Chiesa parrocchiale Beato Odorico da Pordenone (Pordenone, Italia, 1987-1992)
Cattedrale della Resurrezione (Evry, Francia, 1988-1995)
Centro pastorale Giovanni XXIII (Seriate-Paderno, Italia, 1994-2004)
Sinagoga Cymbalista e Centro dell’eredità ebraica (Tel Aviv, Israele, 1996-1998)
Rappresentazione lignea della chiesa di San Carlino di Borromini (Lugano, Svizzera, 1999-2003)

 

Ristrutturazione del Teatro alla Scala, Milano, Italia

(foto di Pino Musi)

 

Torre Kyobo, Seoul, Corea del Sud

(foto di Young Chea Park)

Museo Jean Tinguely, Basilea, Svizzera

(foto di Pino Musi)

 

Cattedrale Della Resurrezione, Evry, Francia

(foto di Pino Musi)

MART-Museo di arte moderna e contemporanea, Trento e Rovereto, Italia (foto di Pino Musi).

MART-Museo di arte moderna e contemporanea, Trento e Rovereto, Italia (con  Giulio Andreolli)

(foto di Pino Musi)

 

Museo d’arte moderna – SFMOMA, San Francisco, Stati Uniti (foto di Pino Musi)